Arthur C. Clarke, la scomparsa dello scrittore di 2001 Odissea nello spazio
Spesso vi parlo dei registi e dei film della mia vita. Molte sono le pellicole su cui mi sono formato, ma se devo pensare alla mia prima gigantesca emozione cinematografica, i miei ricordi volano senza alcun dubbio a 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Un capolavoro assoluto, che rappresenta tutt’oggi un esempio sublime di cinema filosofico che si situa al di là dei generi e dei periodi storici. Spesso questo lavoro viene inserito nella fantascienza, ma ormai le intuizioni incredibili contenute nella storia di questo film sono diventate quasi tutte realtà realtà. Si tratta, dunque, di una sorta di strepitosa "pre-visione" (siamo nel 1968, n.d.r.) organizzata narrativamente in modo perfetto, "pre-visione" che ha dei chiari tratti di genialità Quando parliamo di questo lungometraggio che ha fatto la storia del cinema non dobbiamo però dimenticare l’intellettuale da cui questa avventura prese inizio. Sto parlando dello scrittore inglese Arthur C. Clarke, il quale fu l’autore del racconto The Sentinel che poi ispirò il suo romanzo 2001: A Apace Odissey, trasferito sul grande schermo da Kubrick.
Ebbene Arthur C. Clarke è morto oggi (19 marzo 2008) all’età di 91 anni, in Sri Lanka. Viveva nel paese asiatico addirittura dal 1956 e proprio lì ha prodotto gran parte del suo materiale letterario. Stanley Kubrick colse subito la grandezza assoluta del romanzo e volle farne a tutti i costi un film. La stesura della sceneggiatura è appunto firmata in coppia da Kubrick e Clarke. Questa sceneggiatura è un capolavoro di equilibrio e precisione narrativa e soprattutto rispetta in piena regola la poetica di Clarke, sempre agganciata all’evoluzione del progresso scientifico. Clarke in tutta la sua carriera ha sempre progettato storie possibili, risultato della previsione di futuro scientifico certo. Per questo, Clarke non può essere definito un autore fantasy né 2001 Odissea nello spazio un film di fantascienza. Per celebrare questo grande scrittore, vi invito a leggere il suo romanzo e poi a rivedere il film di Kubrick. Così facendo si ha la netta percezione, mettendo da parte le problematiche di lavorazione della sceneggiatura, di come gli universi intellettuali di Clarke e Kubrick fossero in sintonia.






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