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Non è un paese per vecchi, un film su cui riflettere

04/03/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 12

Brevi appunti sull’ultimo film di Joel e Ethan Coen, da poco uscito nel circuito della sale italiane. Non mi soffermerò più di tanto sulla vittoria del Premio Oscar. Come spesso dico, vincere un Oscar è un infortunio professionale che prima o poi capita a tutti i grandi registi. Solo alcuni, nella storia del cinema ne sono rimasti fuori. Dico infortunio, poiché l’Oscar è un premio che non ha a che fare con il cinema in sé ma con l’industria del cinema. Il fatto è che a volte questo infortunio capita anche con opere di altissimo interesse, addirittura con capolavori. E ciò può confondere le idee del pubblico, il quale può cadere vittima di corto circuito interpretativo. Così può avvenire che gli spettatori, con Non è un paese per vecchi, possano credere di andare a vedere un film da Oscar e invece si ritrovino a che fare con una pellicola coltissima, raffinata e addirittura ideologica. In tal senso, rabbrividisco quando leggo che Non è un paese per vecchi sia semplicemente una sorta di rivisitazione del western o del thriller. Ridurre questo capolavoro a una mera re-impostazione dei generi cinematografici mi sembra troppo riduttivo.

Non è un paese per vecchi è un film della maturità. I Coen hanno ripulito il loro stile, smussato certi angoli, reso il loro cinema chiarissimo pur continuando a lavorare su allegorie visive e narrative. È anche un metafilm, una sorta di seminario visivo di storia del cinema, nel quale le lezioni di Welles, Hitchcock, Wenders, Lynch, vengono ricollocate in un tessuto espressivo nell’ambito del quale non si racconta semplicemente una storia; si allude invece al destino di un paese e di una nazione attraverso le poetiche espressive di grandi maestri del cinema passato e contemporaneo. Non è un paese per vecchi è un film che rielabora il cinema di ieri (anche recente) ma che guarda al futuro. È un lungometraggio moderno proprio perché poggia solidamente sulla storia della cinematografia e allo stesso tempo  fugge in avanti. Così, mi permetto civilmente di non essere d’accordo con il mio amico e collega di redazione Giovanni Romani quando nella sua recensione su Cinema.it scrive: “ se Non è un paese per vecchi fosse stato diretto da Pinco Pallo il giudizio sarrebbe stato entusiastico. Ma poiché l’hanno realizzato gli autori di Blood Simple, Crocevia della morte e Fargo, forse era lecito attendersi qualcosa in più”. Il fatto è che quel qualcosa in più di cui parla Giovanni Romani è per me rintracciabile proprio in quella chiara sottrazione espressiva e linguistica messa in atto dai fratelli Coen. Non è un paese per vecchi è perfetto ed essenziale, affilato come una lama di coltello, cupo come un incubo estremamente realistico. Spero che Giovanni, che ho sempre stimato come critico e che leggo sempre con grande piacere, voglia democraticamente dibattere con me su questo ultimo film e che magari si uniscano alla discussione anche gli altri amici di cinema.it e ogni singolo lettore che abbia voglia e tempo di farlo.

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