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Perchè si parla così poco di Claude Chabrol?

13/02/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 1

Breve riflessione su uno dei maggiori cineasti in attività: Claude Chabrol. In questi giorni è stato distribuito, praticamente nell’indifferenza generale, la sua ultima opera L’innocenza del peccato. Si tratta di un piccolo capolavoro, come lo sono d’altronde quasi tutti i suoi ultimi film. Vi rimando per questo specifico lungometraggio alla mia recensione su www.cinema.it, e vorrei qui soffermarmi un po’ sulla poetica chabroliana recente. Il suo sguardo, sempre affilato, preciso e geometrico, è divenuto almeno dal 1988 (Un affare di donne), se possibile, ancora più cinico e limpido. Il cinema di Chabrol è analitico e freddo. Si è fatto nel tempo stilisticamente essenziale, tecnicamente iper-algido, ancor di più rispetto all’epoca in cui operava in una cinematografia legata a un’elaborazione teorica forse maggiormente complessa ma alquanto scontata. Da venti anni a questa parte, la poetica di Chabrol si è liberata dai laccioli della prevedibilità ed ha raggiunto  una purezza espressiva che sembra inattaccabile.

 Chabrol indaga coraggiosamente nel mistero dell’animo umano, in quello spazio tragico in cui gli individui, confrontandosi con il nulla, non possono che dirigersi verso una follia che, di volta in volta, può semplicemente determinare un'ossessione esistenziale o una deriva verso il crimine, l’omicidio, l’odio puro. Il cinema attuale di Chabrol è come un cristallo che si crede di poter vedere in tutte le sue sfaccettature ma che in verità nasconde sempre un lato indecifrabile, oscuro, terrificante. Devo dire che è uno di quei registi che non mi deludono mai, che riescono sempre a ipnotizzarmi. Chabrol, infatti, sembra  voler raccontare "storie normali"; in verità dirotta inesorabilmente l'attenzione dello spettatore verso l’abisso dell’orrore.

In questo post devo confessare che per diversi anni, nella fase iniziale del mio rapporto con l’arte cinematografica, ho sottovalutato questo regista. Ero preso dalla carica rivoluzionaria di Godard e dalla tensione emotiva di Truffaut e non capivo che la perfida linearità di Chabrol era prova di una forza intellettuale che non aveva bisogno di linguaggi estremi o elementi toccanti ma solo di pulizia visiva e cinismo contenutistico. In gioventù sbagliavo e così ho ristudiato il cinema di Chabrol con molta attenzione da quindici anni a questa parte. E proprio rivedendo le sue opere mi sono accorto di quanti grandissimi film abbia potuto girare questo maestro della cinematografia. Vi lascio dunque con una mia personale selezione di lungometraggi da vedere e studiare per capire senza pregiudizi l’arte di questo cineasta. Le beau Serge (1958), A doppia mandata (1959), Le donne facili (1960), Landau (1963), Les biches (1968), Stephane, una moglie infedele (1968), Il tagliagole (1969), Una gita di piacere (1974), Il sangue degli altri (1983), Un affare di donne (1988), L’inferno (1993), Il buio nella mente (1995), Il colore della menzogna (1999), Grazie per la cioccolata (2000), Il fiore del male (2003), La damigella d’onore (2004), La commedia del potere (2006), L’innocenza del peccato (2007). Nella speranza che riusciate a trovare tutti questi titoli in dvd, vi auguro una buona visione.

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