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Guido Aristarco - Il mestiere di critico 1952-1958 (Edizioni Falsopiano)

15/01/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 1

Sono passati circa dodici anni dalla sua scomparsa ma Guido Aristarco continua a rimanere uno dei punti di riferimenti della storia della critica cinematografica italiana. Nacque a Mantova il 7 ottobre 1918. Fu il fondatore/direttore per oltre quaranta anni della rivista Cinema Nuovo. Nel 1969, fu il primo vincitore (insieme a Luigi Chiarini) di un concorso per una Cattedra di Storia del Cinema. Sono stati molti gli studenti passati per le sue lezioni e per i suoi esami. Almeno a Roma, gli ex universitari quarantenni, e più, che hanno studiato con lui e che si sono formati come critici e storici del cinema sono parecchi. Eppure, se si nomina Aristarco tra i critici giovani che non hanno conosciuto la sua epoca pochi sanno chi sia stato effettivamente. Aristarco viene spesso etichettato come critico marxista/gramsciano, ma certamente è stato molto di più di un semplice intellettuale ortodosso di sinistra. Per quel che riguarda la critica cinematografica è stato in Italia senza ombra di dubbio uno dei padri di questa disciplina culturale, poiché ha evidenziato con precisione con quale profondità e intensità ci si dovesse avvicinare allo studio della settima arte.

Un esempio eclatante del peso effettivo che questo accademico e critico ebbe nello sviluppo dell’approfondimento intellettuale sul cinema è fornito da una volume recentemente pubblicato dalle Edizioni Falsopiano. Il libro è intitolato “Il mestiere del critico 1952 -1958” ed è stato curato da Lorenzo Pellizzari. Si tratta di una raccolta ragionata di recensioni che vanno da Europa ’51 di Roberto Rossellini a Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, passando per La signora senza camelie di Michelangelo Antonioni, Il ferroviere di Pietro Germi, Eliana e gli uomini di Jean Renoir, Le notti di Cabiria di Federico Fellini e molti altri importanti film. Giudico questo volume significativo e assolutamente interessante per chiunque voglia cercare di comprendere come è nata e si è evoluta nel nostro paese la pratica delle critica cinematografica. Le recensioni di Aristarco oggi (nell’era del web e dei pezzi da dieci righe pubblicati sui quotidiani nazionali) sembrano più che altro degli ampi saggi. Leggendo i suoi articoli però si riacquista il piacere della visione generale, culturale e politica in relazione a un film ed anche la consapevolezza della necessità della riflessione a 360° come strumento essenziale per comprendere il valore effettivo di un’opera d’arte cinematografica.

Nella post-fazione firmata da Lorenzo Pellizzari alla domanda “perchè questo libro?”, leggiamo la seguente risposta: “…nella volontà di richiamare all’attenzione dei contemporanei l’opera di un critico che negli ultimi anni è stato ingiustamente trascurato, praticamente rimosso quando non dimenticato, benché abbia rivestito una dimensione estremamente rilevante proprio in quegli anni Cinquanta…e nei Sessanta con la nuova formula di “Cinema Nuovo” bimestrale.” La mia speranza è che almeno nell’ambito della rete, grazie anche a questo post che parla del libro di Guido Aristarco curato da Lorenzo Pellizzari, la figura di questo “pioniere” dell’insegnamento cinematografico nell’ambito dell’università italiana incuriosisca qualche giovane che scrive di cinema e che non conosce la storia evolutiva della disciplina nella quale si cimenta.

Titolo: Il mestiere del critico 1952 – 1958; Sottotitolo: Quando il cinema era nuovo: recensioni dagli anni cinquanta; Autore: Guido Aristarco; Editore: Edizioni Falsopiano; Collana: La nobile arte; Curatore e direttore collana: Lorenzo Pellizzari; Anno: 2007; Pagine: 399; Prezzo: 15,00 euro; ISBN: 978-88-89782-25-0

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