L'avventura del cinematografo - Sandro Bernardi (Marsilio)
L’inizio de L’avventura del Cinematografo, recente fatica editoriale e critica di Sandro Bernardi pubblicata da Marsilio, è basata su un’intuizione culturale molto interessante. “Contese, sfide, battaglie, dichiarazioni, amori e tempeste. Direbbe Cervantes. La storia del cinema non ha forse realizzato tutto quello che sognava don Chisciotte, il grande paladino dell’immaginario?”. L’accostamento tra i sogni di don Chisciotte e la grande tavolozza espressiva e umana alla quale attinge da oltre un secolo il cinema è praticamente perfetto. Così come palesemente significativa è l’idea di base sviluppata nel libro in questione: raccontare la storia del cinema non già attraverso (o solo) documenti, date, eventi, nomi ma soprattutto attraverso l’evoluzione del linguaggio cinematografico. Non per niente il sottotitolo del volume è “storia di un’arte e di un linguaggio”, proprio a voler evidenziare che il cinema oltre ad essere fenomeno culturale, spettacolo popolare, industria dello star-system, mezzo di espressione artistica è, appunto, un linguaggio.
Il lungo percorso di Sandro Bernardi va così dal capitolo “Il cinema prima del cinema”, nel quale si ritorna alla fase pre-cinematografica che mette in luce la volontà degli esseri umani di mettere in pratica attraverso la cattura di immagini “l’antico sogno di dominare il mondo” al breve, ma significativo, paragrafo intitolato “Il digitale d’autore: apoteosi dello sguardo. Von Trier. Sokurov”, nel quale si delinea una nuova forma espressiva in cui questi due autori “propongono di andare oltre il cinema, restando tuttavia ancorati alla sua grande scoperta della coscienza di guardare”.
L’avventura del cinematografo è un libro utile, abilmente sintetico, con molte valide indicazioni per chi abbia voglia di gettare uno sguardo a 360° sulla storia del linguaggio cinematografico. La lettura è scorrevole e per nulla noiosa e si conclude con un’ottima bibliografia. Ricordo, infine, che Sandro Bernardi è docente di Storia e critica del cinema alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, collaboratore di riviste come Drammaturgia e Positif (quest’ultima rivista l’ho spesso preferita ai più noti Cahiers du Cinema) e autore di un libro che personalmente ho molto apprezzato e studiato: “Kubrick e il cinema come arte del visibile” (Il Castoro Editrice)





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