Tutti lo vogliono, tutti lo cercano
Torno a scrivere del Festival di Torino a causa del modo in cui la stampa italiana si sta occupando di questa importante manifestazione. L’oggetto dell’attenzione dei mass media non sembra essere il contenuto del Festival ma il suo direttore artistico. Moretti è di cattivo umore, Moretti è contento, Moretti mangia la cioccolata, Moretti si diverte, Moretti parla con il pubblico, Moretti è pieno di energia. E il Festival? A me sembra che il provincialismo italiano sia inguaribile e che abbia un riscontro chiaro anche nella nostra informazione, purtroppo. Il compito che si è accollato il regista di Palombella Rossa non è di poco conto. Direi che sarebbe opportuno lasciarlo in pace, facendogli svolgere il suo ruolo senza eccessive pressioni. Ma c’è chi pensa che Moretti sia un problema.
Sabato 24 novembre compro come sempre La Stampa. Vado subito alla pagina degli Spettacoli per leggere le recensioni e le cronache dal Festival di Torino. Di spalla, a pagina 37, leggo il seguente articolo (a firma di Gabriele Ferraris): Chi c’è dopo Nanni? Nel pezzo l’autore riempie di elogi il direttore artistico del Torino Film Festival, dicendo che ha preso l’incarico sul serio, che fa faville, che scherza, addirittura che “sta conquistando le simpatie del pubblico”. A parte queste magnificazioni (sicuramente giuste), il fulcro dell’articolo è la domanda: chi ci sarà dopo Nanni?
Allora, io dico questo: Nanni Moretti ha appena iniziato a dirigere la sua prima edizione del Torino Film Festival. A detta di tutti, sta andando benissimo. Ha un contratto per due anni, dunque dirigerà anche la prossima edizione. È possibile che già adesso si incominci a pensare a chi lo sostituirà (forse) tra due anni? È possibile che non si possa aspettare almeno di tirare le somme della prima edizione diretta dal regista romano? È possibile che ogni cosa in questo nostro paese si debba vivere con una fibrillazione artificiale? Facciamogli almeno chiudere il 25. Torino Film Festival a Nanni Moretti, prima di pensare a chi potrà succedergli. O no?






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