L'arte di guardare gli attori di Claudio Vicentini (Marsilio)
A proposito di recitazione, è opportuno che anche la critica cinematografica faccia quella che potremmo definire un’ammissione di distrazione. Nel senso che tutti noi che scriviamo di cinema non ci occupiamo, come si dovrebbe, di tutte le questioni espressive legate all’arte della recitazione. Ormai si da per scontato che tutti quelli che interpretano un film siano attori. Così, proliferano interviste cartacee e televisive nelle quali interpreti modestissimi vengono trattati da grandi star, in qualche caso da autentici artisti del cinema. Questo atteggiamento generalizzato ha provocato un’immensa confusione, tanto che il pubblico finisce per credere che essere fotogenici e attraenti visivamente siano le sole condizioni necessarie per poter fare cinema davanti alla macchina da presa. Quella della recitazione invece è un’arte raffinata, difficile e importante, che affonda le sue radici nei secoli e che oggi invece si è trasformata semplicemente in una fabbrica di divi, il più delle volte impresentabili (artisticamente parlando). La questione è che lo spettatore moderno (e qualche volta anche il critico), bombardato da messaggi fuorvianti non è più in grado di riconoscere quando un attore è tale e quando, invece, non lo è.
Per tale motivo, vi consigliamo caldamente di leggere L’arte di guardare gli attori, libro edito da Marsilio e firmato da Claudio Vicentini, ordinario di Storia del teatro e dello spettacolo presso l’università di Napoli. Si tratta di un volume che racconta con precisione tecniche, metodi e stili della recitazione, affrontando il problema del personaggio, dei clichè, della finzione e dell’imitazione. E’ un libro godibile che può essere apprezzato da chiunque; e allo stesso tempo si tratta di approfondimento utile anche per quegli addetti ai lavori che non hanno mai avuto l’occasione di concentrarsi costruttivamente sul tema della recitazione. L’autore affronta l’argomento passando dal teatro al cinema e prendendo come esempio alcune figure centrali come Edoardo De Filippo, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, per quel che riguarda il panorama italiano, e come Marlon Brando, Laurence Olivier e Liv Ullmann, per ciò che concerne il cinema e il teatro non italiani. Alla fine di questo percorso si comprende perfettamente che i veri grandi attori operano sempre attraverso uno stile e che il lavoro sulla recitazione è infinitamente complesso e insidioso poiché, come sostiene Claudio Vicentini, gli attori (grandi, aggiungo io) hanno “la convinzione che tutte le loro interpretazioni, per quanto perfette ed efficaci di per sé possano essere, restano sempre sostanzialmente incomplete, non autonome, insufficienti”. Oltre agli interventi linguistici operati in ambito cinematografico e teatrale, entra in gioco, infatti, anche il lavoro dello sguardo dello spettatore. In sostanza è “il pubblico in sala a elaborare quello che l’interprete fa e dice” a elaborare “un’immagine mentale, terminata e rifinita dall’occhio che osserva”.
Titolo: L’arte di guardare gli attori – Sottotitolo: Manuale pratico per lo spettatore di teatro, cinema e televisione – Autore: Claudio Vicentini – Editore: Marsilio – Anno: 2007 – Pagine: 255 – Prezzo: 19,00 euro






Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@