Diario di una Festa (del cinema) - 7

Oggi ho visto l’ultimo film di questa mia Festa del Cinema di Roma. L’abbuffata di Mimmo Calopresti è un tuffo nel sud del nostro paese e un viaggio nell’ossessione del “fare cinema”. Il film non mi ha fatto impazzire ma non lo giudico in maniera totalmente negativa. Probabilmente non lo vedrò altre volte nella mia vita. Starà lì, nei miei ricordi di spettatore critico Volevo solo informarvi in questo post invece su ciò che è successo a livello culinario (si fa per dire) a questa Festa del Cinema. Prima cosa: i prezzi del bar dell’Auditorium sono decisamente alti: un caffé 1 euro, una fetta di torta (cattiva) 3 euro. Non oso immaginare quanti soldi siano stati fatti nei giorni della Festa ed è comunque assurdo che circolino prezzi di questo genere. Oltretutto, ai gestori di questo bar è venuta la meravigliosa idea di aprire non prima delle nove di mattina. Il risultato è che gli accreditati che avevano tutti i giorni una proiezione alle 9.00 e dunque arrivavano verso le 8.30, non avevano nessun posto dove prender qualcosa di caldo (soprattutto nei giorni in cui ha fatto un freddo polare). E l’anno scorso non era così: alle otto e mezzo era tutto aperto e funzionante. Gli altri luoghi destinati ai rifocillamento di pubblico e stampa erano solo due: un modestissimo punto gestito da una nota azienda del settore ristorazione. Il cibo era pessimo, il servizio più che mediocre, approssimativo. Veramente una tristezza. Di fronte a questo luogo un’enoteca dalla quale mi sono tenuto alla larga, un’enoteca che voleva essere chic, ma faceva solo un pena. Insomma i quasi dieci giorni di Festa non sono stati facili sotto il profilo della nutrizione. E rimanere tutto il giorno in un porto dove alimentarsi è poco gratificante vi assicuro che non è piacevole. Certo, se pensiamo al Festival di Venezia le cose non vanno meglio. Sarà un problema di tutti i festival di Cinema…Comunque che succederà il prossimo anno? Vedremo.






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