Diario di una Festa (del cinema) - 1

Proverò, nei giorni della Festa del Cinema di Roma, a scrivere appunti sparsi su ciò che succede nella baraonda dell'Auditorium di Roma. La vita degli accreditati stampa non è molto facile. Dopo aver preso l'accredito fornito di numeretto (come al supermercato) , il problema successivo è stato quello di riuscire a trovare materiale stampa. Il sottoscritto si è sentito dire al bancone della Sala Stampa che le caselle per i giornalisti erano finite e che le possibilità erano due: o mettersi in una lista di attesa oppure rimediare i press book che si trovano in libera distribuzione proprio in sala stampa. Senza stare a discutere ho deciso di saltare il problema e di comprare il catalogo che costa per fortuna solo 12,00 euro. Niente press book, ma almeno posso rintracciare informazioni utili.
Guardandomi in giro in questi primi giorni di Festa ho visto la solita variopinta fauna. Persone che lavorano veramente poche. Molti sono li perché non possono farne a meno, altri per far vedere che sono riusciti ad avere l'accredito, altri ancora perchè è "figo" farsi vedere. Qualche attricetta, e alcuni tristi personaggi televisivi seduti ai caffè. I colleghi che scrivono realmente tutti i giorni non sono poi moltissimi, molti invece quelli che pontificano alla fine delle proiezioni. Un'altra questione importante riguarda la stanchezza che si accumula alla Festa di Roma, non perchè il programma sia particolarmente faticoso ma perchè si arriva all'Auditorium con in media 90 minuti di traffico alle spalle. Ebbene, se il numero di giornalisti che si addormentano alle proiezioni veneziane è alto, vi assicuro che a Roma, alcune volte, le sale sembrano degli autentici dormitori.
E i film? Fino a ora ho visto un capolavoro estenuante, quello di Raul Ruiz, un buon lungometraggio iraniano in concorzo, Hafez, e l'intollerabile Elizabeth: the Golden Age, il film più tronfio e enfatico che mi sia capitato di vedere negli ultimi venti anni. E la pellicola con la Bellucci? Allora, posso dire, che a differenza di quello che hanno scritto colleghi illlustri Le deuxieme souffle non è un lavoro malvagio. Ha i suoi difetti ma è girato in maniera strepitosa. Il vero e proprio difetto di questo lungometraggio è proprio la Bellucci che più che recitare mette il suo bel faccino davanti alla macchina da presa e guarda i suoi colleghi con gli occhi lucidi. Ma perchè nessun trova il coraggio di dire che la Belluci sarà pure un'icona dell'italianità, sarà una star famosa a livello internazionale ma recita veramente male (o meglio non recita).





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