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Robert Redford e il divismo di oggi

10/10/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 1

Ho letto in rete le seguenti dichiarazioni di Robert Redford: "I giovani attori sono troppo impegnati a pensare a diventare famosi e si dimenticano di tutto il resto. Oggi piu' che mai vedo giovani attori che cercano solo un aggancio commerciale per sfondare. Li vedi posare per qualsiasi magazine, presenziare in ogni show televisivo. E credo che questo sia un errore. Uno dei vantaggi di essere cresciuto a Los Angeles è che Hollywood per me non era quella terra misteriosa alla fine dell'arcobaleno. Anzi, mi capitava spesso di incontrare per strada qualche star e di accorgermi che stava perdendo i capelli o qualcosa del genere".

Ebbene, se queste cose le avessi dette io sarei stato accusato di essere vittima di un "pregiudizio vetero comunista nei confronti del cinema hollywoodiano". Fortunatamente queste affermazioni sono state fatte da una star ricca di esperienza che conosce molto bene i suoi polli. Redford parla di giovani attori, ed io infatti sostengo che il problema denunciato dal settantenne regista/attore si è acuito fortemente negli ultimi venti anni. Prima esisteva, ma aveva altre connotazioni. Hollywood un tempo produceva vere star della recitazione, cioè divi che non erano solo immagine ma che avevano anche un po' sostanza artistica. Oggi Hollywood è una parata di attrici rifatte (tutte, con pochissime rare eccezioni) che fanno finta di essere politicamente corrette. Il tutto solo per farsi pubblicità. Per quel che riguarda gli attori, i parrucchini trionfano (Redford dice che incontrava le star che perdevano i capelli...erano altri tempi) ed anche dei meravigliosi tiraggi della pelle del viso. Quando poi inizia la china discendente, ecco che il solito poliziotto di Los Angeles (che non ha molto da fare evidentemente) becca il divo, possibilmente fatto o ubriaco, che se la spassa con una prostituta o un trans. Una foto segnaletica, news che girano in tutto il mondo. Insomma, un bel po' di pubblicità.

Ditemi voi, se questo è cinema.

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