Michelangelo Antonioni: il suo sguardo si è spento
E' uno strano periodo. Ho appena finito di scrivere sulla morte di Ingmar Bergman che arriva la notizia della scomparsa di Michelangelo Antonioni. Che dire, se non che alcune cose che ho scritto sul regista svedese valgono anche per il cineasta ferrarese. E cioè che per quel che mi riguarda è come se fosse scomparso un punto di riferimento certo, un maestro del pensiero a cui rivolgersi per esplorare il mondo. Personalmente mi sono formato cinematograficamente su un periodo del cinema di Antonioni che ha segnato la mia esistenza. Parlo di film sconvolgenti come La notte, L'avventura, L'eclisse e Deserto Rosso. Quattro capolavori inestimabili che hanno confermato come, a mio parere, il cinema di Antonioni fosse all'epoca situato in un territorio espressivo che aveva più a che fare con l'arte contemporanea, la poesia, la filosofia e la psicoanalisi che con il cinema vero e proprio. Se c'è un cinema che è prima di tutto una forma di riflessione connessa a una concezione estetica (ma non estetizzante), quello è senza dubbio il cinema di Michelangelo Antonioni.
Il suo modo di raccontare l'angosciosa sofferenza interiore degli individui, la forza devastante dei silenzi, la potenza sconvolgente dell'impossibilità di comunicare, il disperato tentativo di sentirsi vivi attraverso l'eros, il problema dell'indentià, l'inconprensibilità della vita e dei sentimenti, l'essenza simbolica della natura e del paesaggio, era terribilmente profondo. In questo Antonioni è stato un cineasta unico, un vero poeta dell'immagine poichè ha capito più di molti altri registi quanto fosse centrale il valore dell'inquadratura, dei movimenti di macchina, degli aspetti cromatici, cioè del linguaggio audiovisivo. Il suo non era un cinema letterario, ma un cinema artistico/comunicativo, dunque modermissimo e sempre totalmente contemporaneo. E ciò fin dal suo film d'esordio: lo straordinario Cronaca di un amore. Aveva inoltre lavorato in maniera acuta sul rapporto immagine-realtà, abbattendo il presunto legame tra riproduzione del reale e realtà e spostando lo sguardo verso una dimensione simbolica degli elementi visuali. In tal senso, è stato un intellettuale che ha anticipato di anni molte discussioni su tali temi sui quali ancora oggi critici, semiologi, teorici delle arti visive dibattono animatamente (a volte senza grandi intuizioni).
Michelangelo Antonioni è morto a 94 anni nella sua casa di Roma. Fino a qualche anno fa era possibile incontralo in alcuni cinema romani (quelli più raffinati) in compagnia della moglie. Fragile ma elegante, aveva ancora il desiderio di vedere, conoscere, studiare il cinema. La sua era una raffinatezza interiore ed esteriore che comunicava agli altri serenità. Ora non c'è più ma i suoi capolavori (Blow up, Zabriskie point, Professione repoter, Identificazione di una donna, oltre agli altri già citati) continueranno a rimanere dei testi fondamentali per chiunque voglia comprendere la complessa definizione di "cinema poetico".





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