Cinema & Generi 2007 - Le Mani
Una volta all'anno la casa editrice Le Mani presenta il volume Cinema & Generi, appuntamento fondamentale per addetti ai lavori e cinephiles che intendono verificare attarverso la lettura di saggi approfonditi l'evoluzione dei generi cinematografici in ambito internazionale. L'edizione del 2007, a cura di Renato Venturelli, propone ben tredici pezzi che si occupano di svariati argomenti, dal polar francese fino al cinema tailandese, quest'ultimo abbastanza sconosciuto dalle nostre parti. Il volume è aperto da una significativa intervista a Johnnie To, cineasta di Hong Kong dallo stile virtuosistico che riscuote sempre grande successo anche di critica nell'ambito dei festival nei quali vengono presentati i suoi lavori ma che in Italia riesce raramente a trovare distribuzione. Estremamente interessante anche il breve saggio di Venturelli sulla figura di John Sturges, regista di western spesso confuso con il più famoso e degno di nota (secondo Georges Sadoul) Preston Sturges. Sostiene Venturelli: "...C'è in Sturges una nettezza ruvida talvolta un po' rozza e primitiva che tende al contrario ad una certa ridondanza. Le sue immagini hanno forza per il suo senso energico dello spazio, ma possiedono anche una brutalità che comporta un'enfasi più superficiale". Dall'analisi di Venturelli emerge il cinema di un autore complesso e che appare facilmente criiticabile ma che in verità presenta una sua complessità espressiva.
Titolo: Cinema e generi 2007 - Autore: Renato Venturelli (a cura) - Editore: Le Mani - Anno: 2007 - Pagine: 138 - Prezzo: 12,00 euro
Per completezza di informazione riporto qui sotto la recensione di Cinema & Generi 2006 già pubblicata nella rubrica Cinema e Libri di www.cinema.it
Cinema & Generi 2006
Il sistema dei generi è stata una delle più intelligenti operazioni strategiche del cinema americano. Dal punto di vista della produzione media, e del versante strettamente commerciale, ha assicurato un’efficace standardizzazione della produzione di film che ha permesso a Hollywood di edificare un potere industriale di enorme spessore. Tale schematizzazione è ovviamente passata attraverso una codificazione rigida che fortunatamente non ha impedito a molti grandi autori di esprimersi in sicurezza economica e allo stesso tempo con una certa libertà (dopo l’abbandono del codice Hays e del tragico controllo maccartista).
Tale sistema ovviamente ha oltrepassato i confini degli USA per trovare una sua sostanza operativa anche in altre parti del mondo, consentendo di conseguenza ad altre piccole industrie nazionali cinematografiche di stabilizzare strutture, introiti e produzione. Cioè di “fare sistema”, appunto. Di solito, in maniera sprovveduta la definizione “cinema di genere” è utilizzata in maniera non proprio positiva, come se fosse sempre il genere a condizionare l’autore e non quest’ultimo a sfruttare determinate griglie espressive e narrative per veicolare una poetica autonoma. In tal senso, maestri come Alfred Hitchcock e John Ford sono decisamente emblematici.
Dimostra con molta chiarezza la diffusione (e il successo industriale) di questo sistema un libro recentemente stampato da Le Mani, intitolato Cinema & Generi 2006. Si tratta di una raccolta di saggi approfonditi e di alcune interviste che ricompongo un mosaico critico interessante e oltretutto fanno emergere il rapporto tra cinematografie non statunitensi, come quella giapponese e quella sud coreana, con i generi.
Il volume curato da Renato Venturelli si apre con un dialogo tra i critici Giona A. Nazzaro e Emanuele Sacchi con Walter Hill, ottimo professionista del cinema made in USA che ha portato a termine pellicole come I guerrieri della notte (1979), 48 ore (1984) e I trasgressori (1992). Nel percorso del libro sono diversi i generi che vengono analizzati soprattutto in relazione alle realizzazioni degli ultimi anni. Si va da “Con i sandali nel mito. Il ritorno del cinema peplum” di Renzo Trotta a “Il sogno replicabile: la commedia statunitense” di Simone Emiliani fino a “Thriller: un genere per tutti i generi” di Roberto Lasagna.
Uno dei capitoli più significativi è senza dubbio quello di Aldo Viganò, tutto incentrato sul genere tipicamente francese detto “Polar” (un misto di poliziesco e noir) e il mondo espressivo di Claude Chabrol. Sostiene Viganò: “…Claude Chabrol è andato sempre più definendo la specificità di una filmografia strutturalmente collocabile sulla linea di confine tra il cinema d’autore e il cinema di genere”. Valutazione da condividere quella di Viganò, il quale ha identificato con precisione la natura dell’opera di un cineasta che da sempre, appunto, è stato abituato a percorrere confini, a “giocare” sull’ambiguo, a utilizzare l’architettura del genere per ricreare un mondo espressivo personale.
Alla cinematografia orientale sono riservati ben cinque capitoli del libro. Tra questi vogliamo segnalarvi: “Un’insana passione per la vendetta – Thriller e horror nell’industria cinematografica coreana” di Matteo di Giulio e Stefano Locati. Infine, molto sinteticamente, possiamo affermare come Cinema & Generi 2006 sia un libro di agile e facile lettura, adatto anche al pubblico non specialistico e in grado di condurre il lettore, con una certa verve, in un territorio culturale/cinematografico che pur essendo legato ad un’idea popolare dello spettacolo filmico in verità nasconde delle implicazioni che vanno comprese fino in fondo e sviscerate senza preconcetti.
Maurizio G. De Bonis






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