Grazie, Bertolucci
Sono due giorni che improvvisamente il torpore che circonda il dibattito culturale in Italia si è, almeno in parte, dissolto. Su La Repubblica dell'11 giugno 2007 è stata infatti pubblicata in prima pagina un'accorata e lucida lettera di Bernardo Bertolucci. Il grande regista, esprimendosi con assoluta chiarezza, si lamentava del fatto che i politici, che avevano avuto il suo voto, non avevano mai pronunciato durante la scorsa campagna elettorale la parola cultura. Dice Bertolucci: "Dimenticata? Sottovalutata? Rimossa? Come se i miei politici di riferimento ignorassero che la sottocultura diffusa, o meglio imposta dalle grandi centrali televisive, sta creando generazioni di giovani infelici e assenti, che non sanno di esserlo". Bertolucci si domanda anche come mai non sia stato possibile creare anche in Italia un'emittente televisiva come la francese Arte, e ripensando ai fermenti degli anni settanta ha ricordato come quello sia stato un periodo "sensuale" durante il quale la produzione di idee e di cultura finiva per generare anche gioia. L'autore di Novecento e di Ultimo tango a Parigi ha poi affermato che è giunto il momento di pretendere dal mondo politico un progetto culturare ambizioso e realizzato nella prospettiva di crescita del paese.
La risposta dei suoi colleghi cineasti non si è fatta attendere. Su La Repubblica del giorno sucessivo hanno risposto all'appello Marco Bellocchio, Francesco Rosi e Daniele Luchetti. Quest'ultimo ha pronunciato parole che sono musica per le mie orecchie: "Quello che più vogliamo è che si smetta di volare basso". Ebbene, Bernardo Bertolucci con il suo prestigio e la sua autorevolezza è riuscito a scuotere il mondo del cinema e quello più ampio della cultura. Hanno risposto due maestri come Bellocchio e Rosi e un cineasta più giovane come Luchetti. Quello che ci auguriamo è che altri registi della generazione dell'autore di Mio Fratello è figlio unico si facciano avanti e partecipino al risveglio culturale sognato da Bertolucci (anche se a dire la verità Piccioni aveva già dato il via a un possibile dibattito con una lettera all'Unione in fase pre-elettorale).
Più che la risposta dei cineasti e degli uomini di cultura, quella che tutti ci attendiamo è la risposta della politica che però non mi sembra in questo momento molto concentrata su tali questioni. Il mio timore è che se questa risposta arriverà sarà magari piena di promesse ed elogi ma allo stesso tempo vaga ed evasiva. Non vi è alcun dubbio comunque che bisogna cogliere al volo l'iniziativa di Bertolucci e dei registi che lo seguono, poichè non si può continuare a piangerci addosso senza provare a fare nulla. Ora più che mai, in questa Italia in cui la cultura sembra un peso, o peggio un fastidioso optional, bisogna alzarsi in piedi. E' necessario cominciare a produrre nuove idee ma anche a salvaguardare quegli artisti (di tutti campi) che sembrano abbandonati a loro stessi. Ognuno nel suo ambito deve fare quello che può, ed anche la critica cinematografica deve a mio avviso partecipare a questo processo cercando di dialogare con la politica sul tema della cultura, tentando di far capire ai nostri politici, di qualsiasi parte, quanto sia importante l'identità culturale di un paese come l'Italia






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