Ciao sono Maurizio G. De Bonis
Vedi il mio profilo


Ultimi commenti

Nuovi post

Tag

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us

Spy Story, un genere spesso tradito

29/04/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 0


La visione del film di Robert De Niro The Good Sheperd (L'ombra del potere) mi obbliga a riprendere il mio personale discorso critico sul genere Spy Story. Ciò succede poichè l'opera seconda del grande interprete italo-americano è un capolavoro gemello di un altro capolavoro: Munich di Steven Spielberg.
Ed ancora: queste due pellicole vanno in verità inserite in un unico percorso analitico insieme altri tre importanti lavori: Homicide di David Mamet, Storie di Spie di Eric Rochant, La conversazione di Francis Ford Coppola.
Cosa hanno in comune tutti questi lavori? Semplice: il senso profondo di un genere, genere confuso spesso con l'action-movie, o peggio con il poliziesco.
Dicevo che The Good Sheperd e Munich sono film gemelli. Si, perché  in fase di scrittura è intervenuto Eric Roth,  già collaboratore di Michael Mann (The Insider, Alì) e sceneggiatore di sublime equilibrio e massima eleganza narrativa.
In The Good Sheperd, così come negli altri titoli citati, l'azione praticamente scompare, o è semplicemente funzionale ad un altro discorso, metacinematografico, relativo all'essenza della realtà, alle questioni etiche relative all psicologia (fragile) di chi combatte per una patria, al senso dell'esistenza, al significato dell'identità. Questi sono i fattori che fanno il genere Spy Story, fattori che determinano una struttura chiara proprio in The Good Sheperd grazie all'architettura del racconto concepita da Eric Roth. De Niro, da artista raffinato qual è, ha capito che doveva mettersi al servizio dell'elaborazione contenutistica concepita dallo sceneggiature ed ha realizzato un lungometraggio di raro equilibrio formale, basato sulla sospensione del tempo, la rarefazione dell'intreccio, l'assoluta compostezza della recitazione. De Niro ha saputo sottrarre puntando tutto sulla dimensione mentale della vicenda e riuscendo, così nel difficilissimo (quanto riuscito) tentativo di far recitare in modo appropriato anche un modesto interprete come Matt Damon.

La stessa concezione del genere Spy Story sta dietro Munich, lungometraggio decisamente complesso per le sue implicazioni politiche e storiche. Anche Spielberg si è totalmente affidato alla geniale freddezza di Roth, il quale ha studiato a fondo la questione dell'identità dell'individuo-spia e della questione morale che riguarda i suoi comportamenti. Ovvero: fino a dove ci si può spingere per giungere a un obiettivo utile per il bene comune? E' lecito commettere atti riprovevoli per un fine "alto"? Il bene e il male sono elementi separati o albergano in ogni individuo?
The Goog Sheperd e Munich rappresentano una riflessione profonda sull'agire umano, sul contrasto tra ragion di Stato e convinzioni interiori, tra interpretazionbe del reale e abisso del senso. Sono due capolavori che  riguardano un genere spesso utilizzato per  operazioni di carattere puramente commerciale ma che invece per la sua natura  si presta a  un delicato e doloroso lavoro di carattere filosofico.


Commenta:




(Inserisci qui l'indirizzo del tuo blog o del tuo sito personale)

Scrivi le cifre che leggi nel box

(In questo modo si prevengono gli invii automatici)