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Non dimentichiamo Marco Ferreri

20/04/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 0

Tra qualche giorno saranno trascorsi dieci anni dalla morte di Marco Ferreri. Si tratta di uno dei maggiori cineasti italiani della seconda metà del XX secolo. Un maestro, anticonformista e caustico, che non ha mai avuto grandi rapporti con il potere. Siccome sono sensibile al fatto che in Italia si tende a dimenticare, a rimuovere, gli elementi disturbanti che possano dar fastidio al mellifluo sistema che governa in questo paese anche i processi culturali, non posso rassegnarmi  all'emarginazione definitiva  nell'ambito dell'elite cinefilo/critica della figura di questo artista.
Ferreri, oltretutto, era un autore che rifiutava etichette e che  aveva un rapporto  "semplice" e "acuto" con il suo "fare cinema". Si narra di un episodio può chiarire molte cose. Mentre si trovava su un set romano, un suo assistente gli chiese dove si dovesse sistemare la macchina da presa. Ferreri rispose: "...la macchina da presa? Lo decide la sarta dove si deve posizionare". Non sembri una risposta spocchiosa questa, tutt'altro. E' invece un modo corrosivo per sottrarre la figura del regista alla dimensione mitica del demiurgo-creatore che  dispone ogni cosa e che comanda.

Tutto il cinema di Marco Ferreri è stato sempre caratterizzato da una concezione esistenziale che
escludeva il conformismo di una visione del mondo borghese e tradizionalista. il regista, attraverso le sue storie, raccontava una società "perversa", densa di schemi e pericolosamente decadente. La sua era una visione critica che escludeva  una concezione estetizzante , "bella", del cinema per collocarsi  in un territorio  contraddistinto da simboli  inquietanti. Il suo sguardo era allo stesso tempo freddo e grottesco, la sua vena critica si evolveva attraverso tratti paradossali e surrealisti ma sempre perfettamente aderenti ai contenuti che di volta in volta intendeva veicolare. Il suo stile poteva apparire in alcune circostanze anche un po' povera ma la forza delle sue immagini era fortemente evocatrice e dunque scioccante.
Tra i molti lungometraggi  eccellenti di Marco Ferreri  qui sotto elencherò quelli che per me sono i suoi capolavori. Se riuscite a trovarli in dvd vi consiglio vivamente di guardali con molta attenzione.

L'ape regina (1963), La donna scimmia (1964), Marcia Nuziale (1966), Dillinger è morto (1969), Il seme dell'uomo (1969), La cagna (1972), La grande abbuffata (1973), L'ultima donna (1976), Ciao Maschio (1978), Storie di ordinaria follia (198i), Stotia di Piera (1983)
 


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