A proposito di dive
In genere non lo faccio mai e chi mi conosce lo sa, ma consentitemi almeno una volta di parlare di bellezza femminile. Lo spunto me lo fornisce il bel libro di Cristina Jandelli di cui ho scritto nel precedente post. La bellezza delle dive degli anni dieci è assolutamente imparagonabile a quella delle attrici di Hollywood dei nostri giorni. Non perchè siano cambiati i canoni estetici ma semplicemente perchè le star del muto comunicavano una bellezza che spesso e volentieri si avvicinava a un concetto altamente poetico e perturbante della femminilità. Le attrici di oggi sono invece il risultato di un conformismo plastificato terrificante: labbra a gommone, tette siliconate, zigomi gonfi, occhi ultrafelini, pelle di materiale inorganico. Donne irraggiugbili e sensuali di fronte a bambole di gomma. Il paragone è ovviamente improponibile.
Ebbene, fino agli anni cinquanta-sessanta il concetto di bello femminile/cinematografico era ancora attestato su posizioni non conformistiche, anche se Hollywood produceva già sterotipi a più non posso e sempre più invadenti. Il cinema italiano resisteva e faceva emergere volti che che esprimevano un'idea del bello che doveva essere armonizzata con l'architettura visuale delle opere nelle quali erano collocati. Il viso di un'attrice in sostanza non rappresentava uno sterotipo modaiolo ma il senso poetico di un racconto.
Prendiamo il caso di Lucia Bosè e del capolavoro di Michelangelo Antonioni, Cronaca di un amore.
I lineamenti quasi freddi e stilizzati dell'attrice si inserivano perfettamenmte nel clima plumbeo e minimalista concepito da Antonioni.
Proprio per tale motivo Lucia Bsè non rappresentava in quel filn un fenomeno divistico ma l'elemento visuale fondamentale per la concretizzazione di una poetica. La bellezza di Lucia Bosè, era straziante, potentissima nella sua eleganza e nella sua malinconia, una bellezza raffinata e popolare che comunicava un senso di disagio esistenziale e un'emotività interiore umanissima. Manifestava un eros travolgente senza ostentazione di forme, semplicemente attraverso i gesti e la morbidezza dello sguardo.
Se volete saperne di più su questa grande attrice non dovete fare altro che leggere il libro intitolato Lucia Bosè Vita Cinema Luce, pubblicato in occasione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Troverete dentro saggi significativi firmati da Goffredo Fofi, Citto Maselli e Francesco Rosi.






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