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Il t(ri)onfo di Martin Scorsese

26/02/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 1

So perfettamente che qualcuno potrà non apprezzare questo mio post dedicato all'edizione 2007 del Premio Oscar, ma giudico con molta chiarezza quello che viene definito sugli organi di informazione italiani "il trionfo di Martin Scorsese" un'autentica sciagura.
Nella maggioranza dei casi (non in tutti ovviamente) la vittoria di un Oscar corrisponde al declino dell'autore e del suo cinema. Ebbene, il fatto che Scorsese si sia aggiudicato con The Departed i riconoscimenti per il miglior film e per la miglior regia prova quello che sostengo in maniera più o meno solitaria da tempo: il cinema scorsesiano è in una fase discendente ormai irrefrenabile. La sciagura consiste nel fatto che questa certificazione della "fine artistica"  del grandissimo cineasta non permetterà all'autore di capolavori come Mean Streets, Taxi Driver, Toro Scatenato, Fuori Orario, Quei bravi ragazzi, Cape Fear- Il promontorio della paura, di liberarsi, forse mai più, dal nefasto marchio Oscar. Con Gangs of New York e The Aviator certo Scorsese aveva già toccato il fondo, proprio perchè erano pellicole concepite per vincere il Premio dell'Academy. La "tragedia" è invece avvenuta con The Departed, lungometraggio  più interessante ma assolutamente sotto gli standard di Scorsese. Diciamolo: The Departed è un buon prodotto ma niente di più.   L'ultimo capolavoro di questo straordinario regista è stato Casinò, un film inarrivabile per complessità linguistica e forza drammaturgica, un'opera che ha rappresentato il culmine sublime di una poetica che poi  si è spenta.
Ritornando all'Oscar, ora tutti si lanciano in lodi  nei confronti del  cinema di Scorsese e questo è molto triste perchè  tale atteggiamento da, a chi guarda la situazione con occhio lucido e distaccato,  la percezione dello strapotere mediatico e  industriale del cinema  di Hollywood.
Il cinema americano che premia se stesso e che tributa un omaggio ad un autore quando quest'ultimo  è divenuto  inoffensivo nei confronti del sistema industriale cinematografico è sinceramente deprimente.
La mia speranza? Semplice: che Martin Scorsese si risvegli dal torpore in cui è caduto, che abbia un colpo di coda e che smentisca quello che io ho definito come il suo declino.  Sarei felicissimo  se con il prossimo film  il regista italoamericano negasse con forza le mie considerazioni. Devo dire addirittura che sarei contento di aver sbagliato la mia analisi, tanto ho amato certi suoi lavori.
Io sarei umano e Scorsese ancora un grande poeta dell'immagine.


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