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Orson Welles in Italia

16/01/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 0

Chi, in Italia, si ricorda di Orson Welles? Pochi: solo alcuni addetti ai lavori, qualche critico e rari “cinephlies” incalliti. Eppure, è stato uno dei grandi geni della storia del cinema, uno dei pochi maestri in grado di elaborare innovazioni linguistiche, un colosso della cultura del Novecento. La figura di Welles non è stata solo motivo di approfondimento per critici e studiosi, è stata, nel periodo del suo massimo fulgore, anche icona pubblica, personaggio fuori dagli schemi che catalizzava intorno a se un’attenzione che andava al di là del suo lavoro di regista. Welles era un uomo grande grosso, con la voce impostata e il piglio di un avventuriero che sapeva cogliere il meglio in ogni paese che frequentava e amava scuotere l’opinione pubblica (ricordate la finta invasione della Terra da parte dei marziani?). Lasciati gli USA, per questioni legate alle persecuzioni maccartiste, il regista approdò in Europa e tra i paesi che lo videro protagonista di anni pirotecnici, l‘Italia ebbe certamente un posto centrale (ma visse anche tra Francia, Spagna e perfino Jugoslavia).

 

Proprio del rapporto tra Welles e il nostro paese si occupa il libro di Alberto Anile, pubblicato da Il Castoro.

 

Orson Welles in Italia, questo il titolo, è un libro pregevole, ben scritto e molto divertente. Anile, giornalista e critico cinematografico, descrive con grande precisione la vita dell’autore di Quarto Potere in un’Italia che lo amava e lo odiava e che lui probabilmente, a sua volta, amava e odiava. Riprese di vari lungometraggi, a cominciare dal mitico Othello, due travolgenti amori (Lea Padovani e Paola Mori che sposò), interpretazioni cinematografiche (La Ricotta di Pier Paolo Pasolini, L’uomo, La bestia e la virtù, per la regia di Steno e la co-interpretazione di Totò), una vita di tensioni, sentimenti e divertimento tra Fregene, Roma e il Lido di Venezia, sempre a una velocità esistenziale oltre ogni misura.

 

 

La ricostruzione degli anni italiani di Orson Welles effettuata da Anile è fondamentale proprio per i critici e gli appassionati che non hanno potuto vivere quel periodo. Ne viene fuori un rapporto conflittuale tra il nostro paese, che bene o male accolse il genio del cinema americano, e un cineasta che viveva intensamente, e forse scriteriatamente, ogni secondo della sua vita. I critici italiani non ebbero un buon rapporto con il regista de L’orgoglio degli Amberson e proprio a due interviste effettuate ad altrettanti decani della critica cinematografica italiana è dedicata parte del libro. E’ molto interessante leggere le dichiarazioni di Tullio Kezich e GianLuigi Rondi, tra rievocazione d’epoca e dichiarazioni dai tratti più che sinceri che evidenziano attriti e ruvidezze per certi versi interessanti proprio sotto il profilo culturale.

 

Anche l’apparato iconografico del libro di Anile risulta degno di attenzione. Tra le diverse fotografie pubblicate una ci ha particolarmente colpito: quella in cui un Welles, sorridente e spettinato, conversa amabilmente dopo un lauto pasto consumato al Ristorante Romualdo con l’allora segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti. Questa foto emblematica restituisce l’atmosfera del tempo (tra gli anni quaranta e cinquanta) in cui le giornate di politici e intellettuali erano assolutamente pubbliche e libere. Così, passeggiando per Roma poteva capitare di incontrare Welles, magari intento a corteggiare disperatamente l’ennesima bellezza femminile, passione quest’ultima che ha costantemente accompagnato l’esperienza umana del regista insieme a quella per il cinema.  

 

 

 

Titolo: Orson Welles in Italia

 

Autore: Alberto Anile

 

Editore: Il Castoro

 

Anno: 2006

 

Pagine:335

 

Prezzo: 26,00 euro

 


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