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Il cinema non fa male

06/01/2007 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 1

Stiamo assistendo negli ultimi giorni a una sceneggiata che fornisce al cittadino l'esatta misura del grado di civiltà e di modernità del nostro paese. Intorno al film di Mel Gibson si è infatti sviluppata una polemica dai tratti ingenui, se non addirittura ipocriti. Si contesta a Apocalypto di essere un film ferocemente truculento e si accusa la Commissione di censura ministeriale di non aver posto un divieto ai minori per la visione in sala. A tal proposito, va evidenziata la presa di posizione del Ministro dei Beni Culturali, il quale ha pensato bene di chiedere agli esercenti di sconsigliare la visione di questo lungometraggio ai minori non accompagnati.
L'unico commento possibile su tale questione sarebbe uno: l'Italia è un paese grottesco. Ma per evitare di scadere nella sterile polemica di questi giorni, eviterò di dilungarmi in un discorso sui massimi sistemi e organizzarò il mio pensiero in alcuni punti precisi.

1. Il fatto che in Italia esista una Commissione di censura pubblica è assolutamente intollerabile per un paese democratico. Le forme di espressione (artistiche e di pensiero) non andrebbero mai censurate. Un film è troppo violento? Si trovi all'interno della famiglia (...non si parla sempre della famiglia in Italia?) lo strumento per la salvaguardia  dei minori.

2. Il Ministro dei Beni Culturali non ha cose più importanti da fare, invece di occuparsi di un film banalmente spaltter e commerciale come quello Mel Gibson?

3. Anche The Passion, sempre di Gibson, era un film di una violenza inaudita ma, a casua del fondamentalismo cristiano che trionfa nel nostro paese, nessuno (se non pochi e isolati visionari) si è sognato di sollevare polemiche  simili a quelle che sono state alimentate per Apocalypto. Eppure era un'opera fortemente ideologica, politicizzata ed estremista.

4. Tutti quelli che si accapigliano su Apocalypto non capiscono che stanno facendo il gioco di Gibson. Il film in questione ha ricevuto una visibilità mediatica, in Italia, strepitosa e il pubblico andrà a vederlo quasi esclusivamente a causa delle polemiche.  La strategia commerciale di Gibson dunque, almeno nel nostro paese, sta funzionando a perfezione.

5. Apocalypto è violento? E allora che dire dei videogames e delle violenze mostrate quotidianamente dalla televisione?

6. Il cinema violento è pericoloso per i giovani. Tale affermazione è ridicola. Dietro tale dichiarazione si nasconde solo una forma di paura latente nei confronti delle arti visive, e del cinema in particolare. Il cinema ancora oggi viene infatti visto come una sorta di territorio anarchico e non controllabile, in grado di sovvertire l'ordine delle cose. Così, mentre in televisione si assiste a una parata gigantesca di natiche, tette e labbra siliconate, nonché a volgarità di tutti i tipi e a "inquadrature ginecologiche", di fronte al cinema hard (infintamente più sincero della televisione) ancora ci si scandalizza. Il vero porno si vede la domenica pomeriggio sulle due maggiori reti televisive nazionali.

7. Film come Apocalypto dovrebbero essere solo giudicati dalla critica per quello che sono dal punto di vista espressivo, registico e linguistico.

8. Ritorniamo alla Commissione di Censura. Abbiamo appreso da un tg che la Commissione avrebbe sbagliato il suo giudizio sul film di Gibson perchè non sarebbe stato presente alla riunione decisiva lo psicologo. Che dire...uno psicologo può spostare l'ago della bilancia in relazione alla vita di un film.
Che paese strambo...l'Italia.


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