Festival cinematografici e politica culturale
La recente prima edizione di CINEMA – Festa Internazionale di Roma impone una riflessione sulla questione della proliferazione delle manifestazioni cinematografiche in Italia. Stiamo vivendo attualmente in una situazione che fino a qualche anno fa era assolutamente impensabile.
L’Italia è letteralmente inondata da Festival, rassegne, retrospettive di tutti i generi. Anche chi scrive dirige una simile manifestazione, dunque partecipa attivamente a questa girandola ormai divenuta incontrollabile. Il primo problema che vorrei sollevare è il seguente: è vero che una scarsa offerta cinematografica è un fattore assolutamente negativo dal punto di vista sociale ma è anche vero che un’offerta sovradimensionata finisce per ottenere un risultato negativo, il risultato di confondere il pubblico. Proporre tantissimo è esattamente come proporre nulla.
La bulimia festivaliera che caratterizza la penisola in questo momento rischia di generare nausea e assuefazione e di far nascere una specie di lotta intestina al mondo dei cultori e dei professionisti del cinema. Il caso che ha visto in contrapposizione la Festa del Cinema di Roma e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è in tal senso emblematico. Un’istituzione di assoluta importanza per l’Itala come la Biennale si è vista sottrarre dello spazio d’azione da parte di una nascente (e comunque più che dignitosa) manifestazione sostenuta da un budget veramente stratosferico (per i livelli italiani). Le iniziali dichiarazioni di collaborazione e rispetto hanno lasciato ben presto spazio a tensioni che in qualche caso sono sfociate in affermazioni che di amichevole avevano ben poco. Ciò era inevitabile, se pensiamo che i due eventi (di portata mondiale) si svolgono a distanza di poco più di un mese uno dall’altro. La domanda che ci poniamo è la seguente: potrebbe succedere una cosa del genere in un altro paese? Fatichiamo a pensarlo. Ma a parte il problema del sovraffollamento del calendario espositivo e le beghe tra Venezia e Roma ciò che ci preme verificare è come il cinema esca fuori da questo vortice che alla fine non sembra produrre i risultati che tutti aspettano. Il mercato italiano continua ad avere seri problemi, il livello creativo dei giovani cineasti italiani non è poi così confortante, il duopolio nell’ambito della distribuzione e della proprietà delle sale sembra essere ancora abbastanza saldo, le scuole di cinema sono in crisi assoluta. Non sarebbe meglio, dunque che industria, realtà creative e critica si mettessero d’accordo per risolvere questi problemi piuttosto che disperdere forze in un mare di festival a volte privi di una reale sostanza culturale?
Maurizio G. De Bonis






Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@