Steven Spielberg "emigra" in India
La notizia è stata divulgata in maniera molto eclatante, quanto improvvisa, dai giornali e dai telegiornali di oggi (7 ottobre 2008). Steven Spielberg ha compiuto un’operazione imprenditoriale geniale che, evidentemente, stava mettendo a punto da parecchi mesi (se non da qualche anno). Sostanzialmente ha interrotto, nel bel mezzo della programmazione per le prossime stagioni, il suo rapporto con la Paramount. O meglio, ha messo in atto una separazione senza traumi tra la sua DreamWorks e la grande major hollywoodiana. Può apparire come un’operazione di tipo squisitamente imprenditoriale, ma il fatto che un pezzo da novanta come Spielberg si sia diretto verso una casa di produzione indiana (Reliance Ada Group) con interessi nel settore più ampio delle telecomunicazioni, apre nuovi scenari anche in relazione al possibile accordo, ancora segreto, con la Paramount che, a quanto pare, non ha sollevato grandissimi problemi. Quest’ultima probabilmente continuerà a co-produrre alcuni progetti già avviati e procederà alla distribuzione degli stessi per gli USA. Ma si tratta solo di indiscrezioni e supposizioni da verificare.
Tutti d’amore e d’accordo, quindi. Un fatto però è significativo. L’industria americana è in spaventose difficoltà se una simile operazione viene portata a termine in modo così morbido e silenzioso. Il cinema americano è dovuto scendere a patti con quello indiano. Viene da pensare che le majors americane non abbiano più quell’immenso potere che possedevano fino a qualche tempo fa e che abbiano dovuto trovare un accordo con l’emergente mercato cinematografico orientale. Fino a dieci anni fa un’operazione come quella portata avanti da Spielberg si sarebbe verificata in maniera molto più roboante e drammatica. Probabilmente l’industria filmica statunitense vive esattamente lo stesso serio problema che attraversa l’intera economia d’oltreoceano. Tale passaggio epoca, però, impone una breve riflessione. Lo studio system e lo star system erano due progetti imprenditoriali che poggiavano su un’idea precisa del cinema. Si trattava di una macchina poderosa, basata su strutture, marketing, solidità finanziaria e pubblicità, che doveva servire per realizzare un certo di storie e un certo tipo di film. Il tutto per diffondere un modello esistenziale vincente. Il potere economico cinese e indiano che sempre più sta emergendo potrà forse scatenare un’evoluzione, o una mutazione, nell’ambito del cinema strettamente commerciale? Insomma, i soldi indiani, o quelli cinesi, faranno in modo che i prodotti filmici industriali potranno essere caratterizzati da altre storie, da altri personaggi, da altri messaggi? Consentiranno la nascita di un nuovo orizzonte cinematografico? La nuova esperienza di Spielberg forse potrà farci sapere qualcosa in merito.





Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@