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Si può vivere di critica cinematografica?

21/09/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 3

Venerdì 19 settembre ho partecipato, in qualità di relatore, a un dibattito dal titolo: Critica Mutante, scrivere di cinema sul web. L’appuntamento era organizzato nell’ambito del Festival pordenonelegge.it, evento dedicato alla scrittura creativa, e non, che per tre giorni ogni anno riempie il centro della città friulana. Ero, in quest’avventura, in compagnia di Giancarlo Zappoli, direttore di My Movies, e dell’amica (nonché mio direttore insieme a Beatrice Manetti, per quel che riguarda Cinema.it) Cristina Jandelli. Coordinati da Daniel Casagrande, abbiamo dibattuto, parlato, esposto le nostre storie di critici che da anni portano avanti una politica culturale/professionale sulla rete. Personalmente, condivido con Cristina una vicenda più che decennale on line (Cinema.it, appunto), prima vera realtà critica sul web, nata quando in Italia anche solo pronunciare la parola internet in pubblico voleva dire vedere occhi sgranati, smorfie, facce perplesse e dubbiose. Oppure sentire dire semplicemente: “Internet, Chi?”. Dal 1996 al 2008 di acqua ne è passata sotto i ponti. Abbiamo visto cinema.it trasformarsi, indirizzarsi verso strade più contemporanee e adattarsi alle tendenze della comunicazione on line; abbiamo visto persone che hanno fatto un tratto di strada con noi e che poi sono scomparse. Con Cristina, Beatrice Manetti e pochi altri redattori “anziani” ho fatto riunioni, incontri, corrispondenze da festival, creato rubriche, recensito migliaia di film, monitorato il mercato editoriale e quello dei dvd, scritto dossier e approfondimenti. Insomma, abbiamo sempre considerato Cinema.it un territorio di crescita, scambio e studio. Con Cinema.it, però, non ci siamo arricchiti (a livello economico). La questione non è da poco poiché internet dieci anni fa sembrava un fiume pieno di pepite d’oro che aspettavano solo di essere raccolte e un critico cinematografico, come è possibile immaginare, deve mangiare come tutti gli altri esseri umani (ammesso che chi faccia della critica abbia qualcosa di umano). Di pepite non ne abbiamo trovate e probabilmente non ne troveremo mai. L’esperienza umana e professionale, però, è stata, a dir poco gigantesca; si è trattata di un’esperienza che ha generato amicizie e che allo stesso tempo ha consentito ad alcuni di affinare il proprio mestiere di critico con grande libertà. Ho scritto tutto ciò perché tornando al convegno di pordenonelegge.it, non posso fare altro che pensare all’intervento quasi conclusivo di una giovane aspirante critica cinematografica che con una certa emozione ha posto le seguenti domande: “Può un giovane aspirante critico cinematografico pensare di poter vivere facendo questa professione? Scrivere sul web può consentire un’autosufficienza economica, oppure il critico di oggi deve rassegnarsi al fatto che la critica cinematografica rimarrà per sempre un hobby?”.

Ebbene, a tali quesiti abbiamo tutti risposto con le nostre convinzioni e trovandoci in fn dei conti d’accordo. Ma ancora oggi, a alcuni giorni di distanza, non riesco a liberarmi la testa dalla voce gentile e accorata di questa ragazza che ci poneva domande così precise e per certi versi dure. Ho l’impressione che la nostra attenta spettatrice sapesse già quali sarebbero state le nostre risposte e che abbia cercato solo un’ulteriore conferma alle convinzioni che aveva maturato da tempo. E’ inutile ritornare sulla questione più specificatamente economica. Personalmente ho risposto alla sconosciuta interlocutrice che non bisogna cadere nell’equivoco di pensare che la definizione critico cinematografico sia semplicemente sinonimo di recensore. A parte quattro o cinque critici in Italia, nessuno sopravvive scrivendo recensioni di film. La stragrande maggioranza di chi fa critica riesce (come me) a mettere insieme il pranzo con la cena costruendo un mosaico di lavori tutti inerenti alla critica: scrittura di articoli per giornali, riviste e web, organizzazione di rassegne, festival ed eventi, scrittura di libri e collaborazioni editoriali, docenza universitaria o nell’ambito di scuole di cinema, curatela di mostre e manifestazioni e attività di questo genere. Ma l’aspetto che più mi fa riflettere è il seguente: c’è qualcuno nel nostro paese che ancora si pone certe domande. È noto, infatti, che vivere di attività artistiche e culturali in Italia è quasi impossibile e che molti di quelli che vi riescono è perché si sono accodati alla cordata giusta., quella che ha il potere di sistemare le persone dove vuole, di fare favori magari per riceverne altri in cambio. E allora, in una situazione del genere quello che sento di dire ai giovani che si avvicinano a questo lavoro è quello di non farsi illusioni ma anche di credere sempre in quello che fanno, di perseverare, di essere elastici mentalmente e, soprattutto, di considerare la critica cinematografica una pratica creativa simile a quella delle scrittura dei romanzi, delle sceneggiature o dei testi teatrali. Solo attraverso questo atteggiamento si può portare avanti questa attività per decenni, anche dovendo affrontare enormi problemi economici. Uno scrittore scrive perché ha l’esigenza di esprimersi e comunicare e spesso porta avanti la sua vocazione anche se i guadagni non arrivano, semplicemente perché non può fare ameno di scrivere. Lo stesso potrebbe valere per la pittura o altre forme di espressione. Dunque, ciò che conta è l’esigenza interiore di studiare e capire il cinema e di voler comunicare le proprie convinzioni e le proprie idee agli altri in modo creativo, vivace e acuto, dando spessore culturale alla propria passione per il cinema attraverso il rigore degli studi e l’attenzione nei riguardi della professionalità.                                                                                                                      Se poi arriveranno anche i soldi, purtroppo, nessuno può prevederlo.


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