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The Wrestler di Darren Aronofsky - Leone d'oro della 65a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

06/09/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 0

Anche quest’anno si è consumato il rito relativo ai premi della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il leone d’oro è andato a The Wrestler di Darren Aronofsky, l’ultimo film passato in concorso, visto in extremis da buona parte della giuria alla proiezione stampa di venerdì mattina (5 settembre). Si tratta di un ottimo lungometraggio, realizzato da un cineasta molto discontinuo e un po’ folle (artisticamente), un autore capace di terribili tonfi e di opere intense, struggenti e linguisticamente solide e raffinate, proprio come The Wrestler.  Aronofky deve evidentemente aver colpito l’immaginario di Wenders e compagni, ma d’altra parte il livello del concorso era visbilmente modesto. Se dovessimo segnalare altri titoli degni di nota, non potremmo che scegliere: Birdwatchers di Marco Bechis (totalmente ignorato dalla giuria) e Teza, dell’etiope   Haile Gerima, a cui invece sono andati due “contentini” come il Gran Premio della Giuria e l’Osella per la migliore sceneggiatura. Il Premio per la miglior regia è stato dato a  Paper Soldier di Aleksey German Jr. Quest’ultimo è un lavoro il cui unico pregio è rintracciabile solo ed esclusivamente in una regia perfetta, incentrata su piani sequenze e movimenti degli attori di rara precisione e armonia. Per il resto, ricordiamo durante la proiezione di Paper Soldier solo una fuga continua di critici distrutti dalla verbosità dell’opera. Per le Coppe Volpi sono saltati fuori i nomi di Silvio Orlando (Il papà di Giovanna di Pupi Avati)  e Dominique Blanc (L’autre di Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic). Per quel che riguarda Dominque Blanc effettivamente non ricordiamo interpretazioni femminili migliori. Qualcuno avrebbe voluto premiare Charlize Theron (The Burnig Plain), ma la bionda attrice americana ha tutti i limiti tipici di certi attori hollywoodiani contemporanei, pieni di buona volontà ma dotati di scarso talento. Fa certo piacere, l’affermazione in campo maschile di Silvio Orlando, ma pur nutrendo grande simpatia e stima per l’attore napoletano, bisogna affermare come la prova di Mickey Rourke, per The Wrestler, sia stata di gran lunga più toccante e potente, espressivamente, rispetto a quella di Orlando. Rourke ha fatto del suo corpo, della sua carne una sorta di oggetto artistico nelle mani di un ispirato Aronofsky, il quale ha avuto l’intelligenza di prendere dall’attore americano quello che lui poteva dargli: muscoli, sangue, cuore, intensità, dolore e, per certi versi, verità.

 A parte la questione dei premi, è come tutti gli anni l’ora delle conclusioni. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia rimane una delle maggiori manifestazioni mondiali del settore, ma mai come in questa edizione si è avvertita una sensazione di accerchiamento che deve aver provocato diversi problemi a Marco Muller, il quale comunque si conferma un direttore artistico di qualità evidentissime. Venezia è chiusa tra Cannes, Locarno, Toronto e Roma. Ha un prestigio enorme conferitogli dall’essere parte della Biennale e dunque resiste, ma il concorso sembra essere la sezione più in sofferenza. Rispetto alla competizione principale, bisogna affermare come la sezione Orizzonti rappresenti invece una sorta di fiore all’occhiello del Festival del Lido. Nell’ambito di Orizzonti sono stati proposti film notevoli, in special modo per alcuni documentari di raro interesse. Il vincitore della sezione Orizzonti Doc è stato oltretutto un Italiano: Gianfranco Rosi con   Below Sea Level

 

 

A parte il pur prestigioso premio a Silvio Orlando, Il cinema italiano non esce fuori benissimo da questa edizione della mostra: Ozpetek, Avati e Corsicato hanno portato al lido opere non eccezionali. Il lungometraggio di Marco Bechis (The Birdwatchers), invece avrebbe meritato un premio ma evidentemente la giuria non ha compreso il grande lavoro compiuto dal cineasta italo-cileno-argentino. Per quel che riguarda, la Mostra e la sua parte organizzativa non ci sono grandi appunti da muovere. Persiste la cronica difficoltà di sopravvivenza al Lido per critici, giornalisti e addetti ai lavori. Il Movie Village, luogo deputato allo “svago” tra una proiezione e l’altra, era decisamente triste e inadeguato, mentre la ristorazione (extra Mostra) oltre a essere carissima era come al solito di un livello imbarazzante. Non parliamo poi dell’annoso problema dell’ospitalità per chi nei dieci giorni del festival deve lavorare. Prezzi di case e stanze d’albergo  sono semplicemente pazzeschi.   La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia avrebbe bisogno di una ristrutturazione logistica totale. Se ne parla da anni, e proprio qualche giorno fa è stata organizzata la cerimonia simbolica della posa del primo mattone del nuovo Palazzo del Cinema. Si riuscirà a vedere questa opera entro la fine della gestione Baratta-Muller? Io ne dubito fortemente.

 

 

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