65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto - 6 settembre 2008)
L’annuncio più significativo l’ha dato il Presidente della Biennale Paolo Baratta: quest’anno durante la 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2008) si svolgerà una cerimonia simbolica incentrata sulla posa della prima pietra del nuovo Palazzo del Cinema. Sono anni che si aspetta la costruzione di questa struttura (serve come l’acqua per sopravvivere, n.d.r.)). Baratta ha detto che sarà il palazzo pronto per il 2011 ma ha parlato di speranze per il 2010. Dubitiamo, ma speriamo anche noi. Vedremo. Dunque, anche quest’anno si è consumata la consueta liturgia della conferenza stampa della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. E’ un appuntamento fisso per chi si occupa professionalmente di cinema. Quali saranno i film italiani in concorso? Ci saranno sezioni nuove? Quante opere sono state selezionate? I ristoranti del Lido costeranno un po’ meno o avranno come al solito menù dai prezzi impossibili? Gli elementi che danno qualche certezza ci sono tutti: un film (di sette minuti) del centenario Manoel de Oliveira (Do Visivel ao Invisivel), il lungometraggio in concorso Takeshi Kitano (Akires to Kame), l’ultima lavoro di animazione, sempre in concorso, di Hayao Miyazaki (Gake no ue no Ponyo) che sarà accompagnato al lido dall’autore, il quale, come sostenuto da Marco Müller, si muove dal Giappone solo per essere presente a al Lido di Venezia. Marco Müller, dicevamo. Il direttore artistico “veneziano”più longevo degli ultimi tempi è al primo anno della sua riconferma, dunque avrà un ulteriore quadriennio per portare a termine un compito nolto gravoso, già brillantemente eseguito nei quattro anni precedenti. Come scritto nelle note date alla stampa, il direttore artistico afferma che “ ci siamo proposti…di smettere, una volta per tutte, di guardare al cinema come a una bussola infallibile. Non volevamo più chiedere al cinema di salvarci da un presente problematico, ambivalente, ambiguo: toccava a noi invece starci dentro, non saltare i nuovi problemi che pone l’epoca in cui ci è dato vivere”. Bene, siamo andati verificare nel programma ufficiale queste affermazioni e sinceramente ci siamo, forse per colpa nostra, un po’ persi ma non è escluso che verificando sul campo le dichiarazioni di Müller siano effettivamente verificabili.
Ma scendiamo nel dettaglio. Quattro i lungometraggi italiani in concorso: Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Bird Watchers di Marco Bechis, Il seme della discordia di Pappi Corsicato, Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. Altri titoli significativi inseriti nella competizione ufficiale: The Wrestler di Darren Aronofsky, Hurt Cocker di Kathryn Bigelow, Rachel Gettin Married di Jonatham Demme, Inju, la Bête dans l’Ombre di Barbet Schoeder. A colpo d’occhio il concorso non ci sembra di altissimo spessore, ma di ciò non va data colpa certamente al direttore artistico, il quale deve fare i conti con ciò che offre il panorama internazionale e anche con la spietata concorrenza dei festival mondiali. A parte Cannes, quest’anno pare che il fiato di Toronto si sia fatto sentire sul collo dei selezionatori di Venezia. E in ogni caso un dato significativo è che in questa edizione il 99% dei lavori presenti saranno prime mondiali. È un risultato non da poco di cui bisogna dare atto a Müller, la cui abilità d’altra parte nessuno può mettere in discussione.
Sbirciando nel Fuori Concorso spicca la presenza di Abbas Kiarostami e del suo Shirin, del primo documentario, girato a novantatre anni, di Mario Monicelli ( Vicino al Colosseo…c’è Monti) e dell’opera di Paolo Benvenuti, Puccini e la fanciulla, dedicata al maestro del melodramma italiano. La pellicola che aprirà la mostra sarà Burn After Reading di Joel e Ethan Coen. Il programma verrà arricchito come sempre dalla sezione Orizzonti, vetrina di ampio raggio sulle tendenze attuali del cinema contemporaneo.





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