Festa del Cinema di Roma. Cosa succederà?
Come certamente saprete, l’amministrazione del Comune di Roma è passata, dopo le ultime elezioni, dal centrosinistra al centrodestra. Nel circuito culturale della Capitale tale evento ha generato un certo scompiglio, poiché la politica veltroniana aveva uno dei suoi cardini proprio in un’architettura di eventi, festival e manifestazioni artistico/culturali molto articolata e molto amata dalla città. Il vertice di questo impianto di produzione di avvenimenti legati all’arte e al cinema era occupato dalla Festa del Cinema, appuntamento annuale su cui molto si è discusso ma che è diventato in solo due edizioni un passaggio obbligato di cui ormai sembra impossibile poter fare a meno. Ma andiamo con ordine.
Chi scrive ha sempre avuto dei dubbi sulla struttura della Festa. Troppo glamour, troppo complessa, troppi film, troppa confusione. Il tutto senza un carattere preciso. La sensazione che ho avuto partecipando come critico a entrambe le edizioni era di straniamento, nel senso che non sono riuscito a comprendere esattamente quale fosse la reale natura di questo evento. E non sono state poche le volte che mi sono ritrovato a proiezioni i cui spettatori/critici si contavano sulle dita di due mani. Era dunque nella logica delle cose procedere a un aggiustamento, non tanto per ridurre la portata della Festa quanto piuttosto per creare una fisionomia precisa che potesse differenziarla da grandi festival come Cannes, Berlino e Venezia. Non appena giunti al potere gli uomini del centrodestra, compreso il neo sindaco Alemanno, non hanno perso tempo, dicendo la loro sulla Festa e facendo alcune affermazioni, a mio avviso, discutibili. L’idea di legare la Festa al David di Donatello e di spingere l’acceleratore su una sorta di “nazionalismo cinematografico” mi è sembrata semplicemente la proposta di chi poco sa di cinema e poco sa di festival cinematografici. Un evento così grande non può avere caratteristiche esclusivamente regionali (se intendiamo l’Italia come una regione europea). Deve avere un ampio respiro e semmai deve alimentare il confronto tra la cinematografia italiana e quella internazionale. Lanciare anatemi contro Hollywood e i suoi divi mi sembra poi di un’ingenuità imbarazzante, come se tutta Hollywood fosse da buttare via e la presenza di star americane corrisponda necessariamente all’umiliazione del cinema italiano. Ci sembrano pensieri un po’ vecchi che incredibilmente sembrano fuoriuscire da cervelli vetero-comunisti piuttosto che da uomini di una destra moderna.
Ed allora, molto modestamente, provo a lanciare alcune proposte che vogliono rispettare l’immenso lavoro realizzato negli anni procedenti (creare una Festa del genere dal nulla è operazione difficilissima e molto faticosa) ma che nascono anche dall’esigenza di cercare di rendere più agile e utile questa manifestazione.
Prima proposta: abolire il concorso. Questo è uno degli elementi di ambiguità che va risolto, tanto più che nelle passate edizioni il concorso era poco seguito, perfino dalla critica. Seconda proposta: potenziare la sezione Extra, unico vero spazio di ricerca nell’ambito degli audiovisivi del terzo millennio. Terza proposta: dare più forza alle retrospettive, affiancando a quella dedicata all’attore ospite anche un’altra dedicata alla figura di un grande regista (…forse ci sono state retrospettive dedicate a grandi cineasti, ma sono state poco valorizzate). Quarta proposta: aprire una sezione riservata ai giovani cineasti italiani per dare un po’ di visibilità a chi lavora ma non riesce a far vedere le proprie opere. Quinta proposta: conservare la sezione Premiere, intesa come luogo delle anticipazioni dei grandi film commerciali che hanno già una distribuzione nel nostro paese. Sesta proposta: creare una sorta di vetrina del cinema contemporaneo all’interno della quale valorizzare autori già perfettamente formati ma poco appetibili dal mercato italiano. Settima proposta: potenziare una sezione dedicata esclusivamente al territorio in cui il cinema sfiora l’arte contemporanea e la videoarte.
Queste sono alcune banali idee, certamente discutibili (forse sbagliate), che mi sono venute in mente. Mi piacerebbe accogliere nel mio blog altre proposte nella speranza che questa Festa, divenuta ormai un patrimonio di una metropoli importante come Roma, non venga smantellata o ridotta a prevedibile vetrina di una cinema italiano piccolo e impaurito dal confronto internazionale. Mentre scrivo non so cosa succederà ai vertici della Festa. Bettini rimarrà o no alla guida della Fondazione Cinema per Roma? I curatori delle sezioni della Festa rimarranno al loro posto? A queste domande non so rispondere. Vedremo, ma al momento non si intravede alcuna novità.





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