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Cinema israeliano: un vero antidoto contro il pregiudizio e l'ignoranza

10/05/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 0

Sia sul nostro SuperBlog Cinema (http://cinema.blog.dada.net/) che su Cinema.it (http://www.cinema.it/) è stato dato il giusto risalto alla rassegna cinematografica dedicata al cinema israeliano nell’ambito delle manifestazioni collaterali alla Fiera del Libro di Torino. Sulla questione boicottaggio nei riguardi di Israele e della sua letteratura è stato già detto molto. E’ bene però ribadire che chi boicotta la cultura non sa quello che fa, oppure sa quello che fa , ed allora emergono preoccupazioni veramente devastanti. Il boicottaggio contro gli scrittori di Israele è un atteggiamento incomprensibile/inconcepibile, poiché in Israele non esistono romanzieri, poeti e artisti allineati con il governo. Gli scrittori israeliani sono i primi sostenitori del processo di pace, sono le voci libere di un paese da sessanta anni in guerra, sono intellettuali che hanno sempre aiutato/sostenuto il dialogo. Ed allora, come si può boicottare chi promuove il dialogo e la pace? La questione è semplice: tutto dipende dal fatto che si tratta semplicemente di israeliani. Dunque, il tentativo di boicottaggio è figlio del pregiudizio, del fondamentalismo politico, dell’ottusità ideologica e, infine, anche dell’antisemitismo latente, quanto feroce, assolutamente diffuso nel tessuto sociale italiano. Il tutto è poi condito dall’ignoranza. I boicottatori hanno mai scambiato una parola, non dico con uno scrittore israeliano o un cineasta, ma con un cittadino di questo Stato? Sanno come si vive in questo lembo di terra? Sanno che in Israele ci sono scuole e bambini, ospedali e malati, anziani e immigrati che lavorano? Non credo; così come non credo che abbiano mai visto un film di un regista israeliano.

Il cinema di Israele ha fatto in questi ultimi anni passi da gigante. Eppure è un’industria piccolissima che ha a che fare con una mancanza cronica di fondi. Cosa vuol dire ciò? Semplice: che i registi israeliani hanno idee forti, in grado di superare ogni difficoltà economica. A Torino è stato presentato Disengagement di Amos Gitai. Io l’ho visto al Festival di Venezia in una proiezione alla quale non erano presenti più di venti persone. Il film non ha trovato una distribuzione italiana, eppure avrebbe fatto un gran bene ai “volenterosi boicottatori” il fatto di vedere che Israele è un paese così democratico che anche una voce critica come quella di Gitai ha pieno diritto di espressione. Vorrei tanto riuscire a convincere un “volenteroso boicottatore” a vedere i film di alcuni cineasti israeliani: Amos Gitai, Eytan Fox, Joseph Cedar, Ronit Elkabetz, Eran Kolirin, Etgar Keret, Keren Yedaya, solo per fare alcuni nomi. Scoprirebbero un mondo di sensibilità umana e poetica, un mondo che cerca di riflettere su se stesso domandandosi in continuazione dove è che sbaglia, un mondo di cervelli che si interrogano sul loro futuro e sulla convivenza con i palestinesi, un mondo che compie costantemente una vivace autocritica e che cerca ogni spiraglio possibile per parlare di pace. Vorrei tanto che un “volenteroso boicottatore” si fermasse un attimo a riflettere e si abbandonasse alle sequenze dei film israeliani. Sarebbe bello sconfiggere almeno una volta l’ignoranza grazie al cinema.

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