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Che fine farà la critica cinematografica?

15/04/2008 | postato da: Maurizio G. De Bonis | Commenti 4

Nei giorni scorsi ha destato scalpore la decisione della rivista americana Newsweek di non sostituire il suo critico cinematografico. Allo stesso tempo diversi importanti quotidiani statunitensi hanno preso un’iniziativa scioccante: abolire la rubrica di recensioni filmiche. E inoltre già da diverso tempo, molte riviste degli USA hanno provveduto a cancellare non solo la critica cinematografica ma anche quella teatrale e letteraria; forse sopravvive ancora (anche se con qualche difficoltà) quella artistica. Sinceramente non capiamo come mai si sia generato tutto questo polverone nel nostro paese. Una volta tanto infatti gli USA hanno copiato noi. In Italia questa situazione è ormai una realtà da diversi anni. La nostra critica cinematografica è praticamente scomparsa da alcuni quotidiani mentre in altri (i più venduti, come La Repubblica e Il Corriere della Sera) è relegata al venerdì ed è organizzata in una sorta di mosaico di piccoli articoli sui film in uscita (a parte qualche raro caso). Le motivazioni per cui ciò è successo, e sta ancora succedendo, sono innumerevoli. E’ inutile, ora, parlare del ruolo di internet, della televisione e della situazione del mercato editoriale (magari dedicherò altri post a questi argomenti); ciò che vorrei ancora sottolineare è che la funzione della critica cinematografica (così come di quella musicale e letteraria) è ancora viva.

L’attacco che più si fa nei confronti della critica è il seguente: la critica vuole arbitrariamente indirizzare i gusti del pubblico attraverso giudizi di parte (e criticabili essi stessi) e spesso intellettualistici che non rispecchiano “i sentimenti” della gente che va al cinema, ai concerti, o che legge libri. Va però ricordato che il ruolo della critica non è quello di creare un gusto, o peggio di convincere il lettore della bontà, o della bruttezza, di un film o di un cd. Il ruolo della critica è essenzialmente culturale, legato allo studio, all’approfondimento, all’analisi e all’interpretazione di un’opera creativa. Chi scrive di cinema o di teatro semplicemente riflette non solo sull’opera in sé ma anche sul contesto umano-sociale-industriale nel quale quest’opera è stata realizzata. Riflette sulla produzione culturale non solo di un artista ma di un intero paese. Ridurre la critica alla “forma-recensione” è un atteggiamento sbagliato, e anche un po’ ottuso.

Pensate se dalle pagine dei giornali fossero tolti gli editoriali di politica interna, economia, società, politica estera. Cosa diventerebbero i nostri quotidiani? Niente più di pezzi di carta con brevi news manipolate da chi detiene il potere mediatico. Le opinioni degli studiosi dei vari settori sono importantissime poiché stimolano il dibattito culturale. Non importa se un critico sia d’accordo o no con le nostre posizioni, l’aspetto più significativo è che le idee di un critico di cinema o di teatro devono servire ad avviare una discussione e a stimolare le riflessioni personali dei lettori. Tutto il resto è aria fritta.

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